Barriera corallina 3D / Salviamo il mare?

Anche se è un pò vecchiotta (ma neanche tanto), ci tengo a far conoscere questa notizia! Il genio italiano portato all’estero perché noi non siamo in grado di apprezzare questa tecnica, tanto ingegnosa quanto utile!

La lotta per la sopravvivenza è una dura prova che devono affrontare gli animali ogni giorno e solo pochissimi muoiono a causa della vecchiaia, perché molti vengono uccisi da altri animali o dagli uomini. Come tutti ben sanno le strategie difensive utilizzate sono molteplici, soprattutto quelle che coinvolgono l’anatomia di un essere vivente: per esempio l’utilizzo di artigli, di un carapace, di corna ecc.. Ma non si esauriscono qui!

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Gli animali hanno imparato a sfruttare il loro habitat a proprio vantaggio per avere più chance di sopravvivere. Un meraviglioso esempio di queste tecniche difensiva miste all’ambiente è la barriera corallina, dimora di moltissime specie di pesci che la utilizzano come roccaforte, come dispensa di cibo o come sito di nidificazione per le uova.




Purtroppo queste biocostruzioni sono a rischio, in parte perché vengono distrutte da fenomeni naturali e in parte (o quasi del tutto) perché vengono distrutte dall’uomo. Un disastro di dimensioni gigantesche, ma che potrebbe essere risolto dall’italiano Enrico Dini, un ingegnere che nel suo capannone di Pisa ha realizzato la prima barriera corallina stampata in 3D.




Questa barriera corallina è formata da sabbia compatta che viene depositata a strati sino a costruire forme complesse, proprio come una vera e propria barriera corallina. Alcune di queste strutture fondamentali per la vita dei pesci e non solo, sono state acquistate dal Principato di Monaco per la riserva del Larvotto e da Reff Arabia, che le ha collocate nelle acque del Bahrein. L’Italia come al solito sta a guardare. Dini racconta a Sette che lui e il suo team hanno provato ad installare una delle barriere coralline artificiali all’Argentario, ma dopo poco tempo questa è stata rubata!

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La posta in gioco è alta, ed è stato proprio un italiano a dare il via ad uno dei possibili modi per limitare l’impatto aggressivo che l’uomo ha nei confronti del mare. Molti pesci vivranno e si moltiplicheranno per dare vita ad un ecosistema sempre più ricco, ma per la nostra povera Italia non è ancora arrivato il tempo di festeggiare, anche se la soluzione si trova proprio nel nostro meraviglioso, splendido e ignorante Paese.

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